L’ARTE DI SCRIVERE BENE: 3 REGOLE DA OSSERVARE SEMPRE

In Comunicazione efficace by Redazione

Si può imparare a scrivere bene? Ci vuole pratica, pazienza e dedizione, ma osservare i tre principi che seguono può aiutare ad individuare la giusta via da percorrere.

“Se vogliamo fare il mestiere più difficile, il mestiere di essere umani e persone civili, possiamo e dobbiamo trovare, fra le parole della lingua, quelle che fanno viaggiare meglio i sensi che vogliamo esprimere”.
Così scrive Tullio De Mauro, uno dei più celebri linguisti italiano, nel suo libro “Guida all’uso delle parole”.

Quando comunichiamo, il nostro obiettivo è duplice: vogliamo stabilire un’interazione con qualcuno e indurlo a fare qualcosa, anche solo rispondere al nostro messaggio. Quando scriviamo non possiamo contare sul lato fisico del messaggio e subentra quindi anche un’altra priorità: quella di essere letti e compresi, di far passare il nostro messaggio e ottenere un riscontro.
Per effetto della digitalizzazione, oggi scriviamo molto di più di 10-15 anni fa: mail, report, presentazioni, brochure, siti web, blog, messaggi… e più scriviamo più dimentichiamo come si scrive correttamente.

Proposte respinte, equivoci, perdite di tempo, spesso hanno la loro causa in una scrittura poco fruibile.
Rendere “digeribile” agli altri ciò che scriviamo è un’esigenza da non sottovalutare dunque, senza dimenticare però che la lingua italiana merita rispetto, anche sul lavoro.

Quali sono i 3 principi basilari da seguire?

1. SEMPLICITÀ
Semplificare non vuol dire banalizzare: dire poche cose, ma selezionate, è un modo per dare di più agli altri e anche l’unica strada per far arrivare il messaggio a tutti.

Sempre De Mauro, cita a tal proposito una massima tedesca: “In fatto di lingua, Kant cammina insieme alla vecchia contadina della Pomerania”.

La lingua non funziona a compartimenti stagni. Sebbene a volte non sia proprio possibile rinunciare ai tecnicismi, la maggior parte dei concetti si possono tranquillamente esprimere con la lingua “comune”, raffinandola con un corretto uso di sintassi e grammatica.

Importante è non scendere mai sotto questo livello “comune”, rinunciando appunto alle regole grammaticali e sintattiche, che trasformerebbero la semplicità che si sta  cercando in puro svilimento.

2. BREVITÀ
La seconda regola irrinunciabile per scrivere in maniera efficace e chiara è la brevità, soprattutto se dobbiamo scrivere per lavoro e affinché qualcuno ci legga.
Essere brevi non è un valore in sé, ma lo diventa se essere prolissi è di ostacolo alla leggibilità di quanto scriviamo.

“Non c’è limite alla brevità”, recita De Mauro. Nei paesi anglosassoni, ad esempio, in cui è forte il culto del confronto delle opinioni, è abituale fissare il tempo degli interventi per consentire a tutti di esprimersi. La brevità ha infatti dei benefici notevoli: facilita l’attenzione e l’ascolto, consente di non perdere il filo e risparmiare tempo.

Chi è esperto di qualcosa spesso lo vuole comunicare nella sua interezza, senza accorgersi che, prosegue De Mauro, “rischia vari pericoli. Il peggiore non rendersi conto che molti dettagli per lui importanti possono non essere interessanti per chi ascolta o legge. La brevità non ha mai fatto male a nessuno”.

3. SELEZIONE
Less is more”: una fatica notevole per chi comunica è dover selezionare, tra la grande quantità di cose da raccontare, pochi concetti.
La brevità deriva, tra le altre cose, dalla capacità di analisi: ecco perché è essenziale effettuare una selezione a monte rispetto a ciò che vogliamo comunicare.

Chi ci ascolta o chi legge non può prestarci troppa attenzione: il suo cervello, come il nostro, ha una capienza limitata. Nella testa di ognuno di noi c’è una sorta di orologio che scandisce inesorabile i secondi e dopo un po’ scatta l’allarme: tempo scaduto, iniziamo a divagare, non siamo più concentrati.
Bisogna prendere atto di questo e impegnarci in prima persona nel fare una selezione di quello che vogliamo resti impresso in relazione al nostro scopo. Altrimenti una selezione verrà comunque fatta dall’interlocutore, col rischio però che non scelga di ricordare i concetti chiave che noi desideravamo trasmettere.